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  • Nuovo Liceo a Sansepolcro

  • Convegno sulla disabilità

  • #lacosagiusta De Robertis e Vadi raccontano l’accoglienza profughi a Arezzo

    Le consiglieri regionali questa mattina in una struttura della provincia, nella giornata organizzata dal gruppo consiliare Pd
     
    Una giornata per raccontare il modello toscano dell’accoglienza diffusa, attraverso le voci e le storie dei suoi protagonisti; per incontrare uomini e donne che fuggono da guerre e fame, troppo spesso rappresentati come “numeri” e non come persone, toccare con mano e descrivere le forme di integrazione e di lavoro volontario che sempre di più caratterizzano la presenza degli immigrati in Toscana. È quella che si è svolta stamani grazie all’iniziativa #lacosagiusta promossa dal gruppo consiliare Pd in Regione Toscana. Ogni consigliere si è recato sul proprio territorio a visitare una delle tante strutture deputate all’accoglienza profughi e rifugiati e si è fatto portavoce di una delle storie di alcune di queste persone. La giornata è stata raccontata con una diretta web, a partire dalle prime ore della mattina, attraverso uno “speciale” del sito internet del gruppo consiliare (http://www.gruppopdregionetoscana.it/web/lacosagiusta/ ) e condivisa attraverso i suoi social network.
     
    Le consigliere regionali Pd Lucia De Robertis e Valentina Vadi si sono recate in due strutture, a Arezzo e in Valdarno. Di seguito le loro storie. In allegato le foto.
    Un ragazzo “fortunato”
    Arezzo – 11,11 Incontriamo Amadou nel centro di accoglienza per 10 persone situato nel centro di Arezzo, in una delle zone più popolari. Iniziamo a parlare mentre i suoi “compagni di viaggio” stanno sistemando la cucina dopo la colazione.
    Amadou viene dal Gambia, ha 21 anni e parla un buon inglese ma prova a parlare nella nostra lingua . Ci spiega che sta aspettando di essere chiamato dalla Commissione che esaminerà la sua richiesta di asilo, sono 4 mesi che è in Italia, sa che i tempi sono lunghi e dovrà ancora avere pazienza. Nel frattempo sta frequentando un corso di italiano, e per essere solo da 4 mesi in Italia si esprime piuttosto bene. Spera di ricevere uno status che gli permetta di rimanere in Europa. E’ felice dell’accoglienza ricevuta dal popolo italiano. Ci racconta che sta coronando il suo sogno, c’è una squadra di calcio cittadina che dopo un provino ha deciso di prenderlo a giocare e mostra con orgoglio la tuta e il borsone che gli hanno consegnato.
    Mentre parliamo Amadou chiama un compagno: Sekou. Ci dice che lui è stato fortunato, è gia passato dalla Commissione e ha ricevuto la protezione come rifugiato. Ci viene da pensare cosa dovrà aver passato questo giovanissimo ragazzo per poter essere considerato “fortunato”. Gli operatori ci raccontano di ragazzi che arrivano dalla Libia con enormi problemi fisici e psicologici, molti di loro, dopo aver passato, lunghi mesi nelle carceri libiche, avendo come unica colpa quella di non aver con se alcun documento. Ci raccontano di cicatrici e bruciature evidenti, segni di torture, di ragazzi che passano settimane prima di capire di essere finalmente usciti da quell’inferno. Sekou ci dice che in Libia tutti hanno un fucile e tutti sono drogati. Che ha visto uomini venire ammazzati sotto i suoi occhi, che è dovuto fuggire, che non poteva tornare nel suo paese.
    Sekou oggi può ricominciare a vivere la propria vita, a sognare di fare il fornaio. Vorrebbe restare in italia, ma qui non c’è lavoro e quindi probabilmente se ne andrà nel Nord Europa. Ringrazia l’Italia, perché gli ha dato la possibilità di tornare a vivere.
    Amadou e Sekou insieme agli altri ragazzi ci salutano: è l’ora di andare a scuola. Guardiamo questi ventenni che si sono riappropriati del diritto di vivere e sognare un futuro, con commozione, con l’orgoglio e la certezza di essere dalla parte giusta, di far parte dell’Europa che non volta la testa.
    Lucia De Robertis
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  • No ai biglietti per la Basilica

  • De Robertis: “la preghiera non può avere un biglietto”

    La vice Presidente del Consiglio regionale chiede una diversa regolamentazione degli accesi nella Basilica di San Francesco ad Arezzo. Chi vuol solo pregare deve comunque pagare 8 euro di biglietto
     
    Per i turisti e per gli amanti dell’arte è soprattutto la basilica che ospita il ciclo di affreschi della Vera Croce di Piero della Francesca. Per molte persone, non solo aretine, è anche uno straordinario luogo di culto. La società che gestisce la biglietteria non fa nessuna differenza: biglietto per tutti.
    “La possibilità di culto, di meditazione o semplicemente di recarsi in chiesa per cercare un po’ di serenità è fortemente limitata o peggio è legata al pagamento di un ticket – afferma la vice Presidente del Consiglio Regionale, Lucia De Robertis. Fino al 2013, l’accesso alla basilica di San Francesco era gestito dalla Soprintendenza ed erano molti i fedeli che, dopo aver partecipato alle celebrazioni religiose, si soffermavano ad ammirare gli stupendi  affreschi realizzati dal maestro biturgense. Oggi, invece, l’accesso alla chiesa è sotto il controllo di sorveglianti di una società privata che ha vinto l’appalto per il servizio di sbigliettamento e l’accesso è legato all’acquisto del ticket d’ingresso alla Cappella Bacci. Per i fedeli che intendono entrare per recitare una preghiera  l’ingresso è libero solo durante la celebrazione delle Sante Messe o delle altre funzioni religiose, mentre, in orari diversi, chi dichiara di voler entrare in San Francesco solo per pregare si vede confinato in uno spazio laterale con pochi posti a sedere. 
    E questo – sottolinea Lucia De Robertis – perché l’intera basilica viene considerata un museo anche se il biglietto prevede la possibilità di accesso alla Cappella Bacci e al ciclo della Vera Croce e non alla chiesa nel suo complesso. Un’illogicità evidente visto che sta creando non pochi problemi. Se si fosse scelto di considerare museo solo la cappella Bacci, i fedeli avrebbero avuto libero accesso alla basilica e, anche se da lontano, avrebbero potuto ammirare lo splendore degli affreschi realizzati da Piero della Francesca. Tutto questo senza fare alcuna distinzione fra aretini, che già conoscono gli affreschi e in quella chiesa sono abituati ad andare a pregare ed i turisti”.
    Ultimo rilievo, il costo del biglietto: 8 euro quello intero e 5 il ridotto, comprensivi dei 2 euro di prenotazione obbligatoria anche in caso di acquisto in loco dei tickets. “Davvero un po’ troppo – conclude la vice Presidente Lucia De Robertis. Questa regolamentazione degli accessi deve essere rapidamente rivista, magari riducendo il prezzo del biglietto e liberando chi vuol manifestare la propria fede dall’obbligo di pagare quello che, con qualche ragione, può essere considerato un altro odioso balzello”.

     

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